La storia

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Per quanto riguarda l'etimologia del nome "Balvano" sono due le ipotesi più accreditate.

I IPOTESI - Il nome "Balvano" pare derivi da un "Fundus Balbiani" o "Praedium Balbanum", cioè il fondo rustico appartenente alla famiglia Balbia da cui, con l'aggiunta del prediale -anus, sarebbe derivato "Balbanus", che successivamente è diventato "Balvano".

II IPOTESI - Secondo altri il nome Balvano deriverebbe proprio dalla sua posizione topografica: il suo etimo infatti sarebbe la parola latina "Balua", cioè "baluardo", "fortezza"... tant'è che lo stemma del paese è proprio una torre tra le rocce.

Balvano non è di moderna fondazione, anzi... esistono elementi atti a provare l'esistenza di un monumento funerario di aspetto circolare che è da riferire ai primi decenni del primo secolo d.C., quindi già a quell'epoca, nei suddetti territori, si era insediata una piccola comunità.

Questa tesi è inoltre confermata dalla scoperta di un'ulteriore lapide che attesta la presenza, in quel di Balvano, di una certa Giulia Celerina (vissuta intorno al I sec. d.C.) sacerdotessa imperiale dedita al culto degli imperatori divinizzati.

Storicamente, tuttavia, il nucleo originario del paese, che si snoda intorno all'antico castello, è databile all'epoca longobarda. Balvano fu eletto a contea sotto i Normanni e nel XII sec. fece parte del Principato di Salerno.
In questo secolo fu governato dalla nota e potente famiglia normanna dei Balbia (o Balbano). Sotto gli angioini questa terra fu posseduta da Metteo de Chevreuse, Giorgio di Alemania e Fortebraccio di Romagna. Fu suffeudo del conte di Buccino e poi di Caracciolo di Sicignano.
In seguito il feudo fu venduto da Bernabò Caracciolo a Domenico Jovine, che fu ucciso nel 1647 dalla popolazione insorta contro di lui. Il castello è tuttavia appartenuto alla famiglia Jovine fino al '900. Proseguendo nel tempo si trova un altro episodio molto interessante che riguarda la storia di Balvano: l'arrivo, nel 1861, di Josè Borges e dei briganti.

Dalle cronache dell'epoca si legge che Josè e la banda di briganti entrarono a Balvano la sera del 23 novembre 1861 ricevendo le migliori accoglienze da parte di tutta la popolazione che in coro urlava "Viva Francesco II e morte a Vittorio Emanuele!!" e sostituiva al tricolore la bandiera borbonica.

La banda era composta di circa 700 uomini armati e di 100 uomini disarmati che portavano viveri per la truppa e il bottino fatto nelle scorrerie. La banda era capeggiatta da Crocco Donatello (il più famoso brigante lucano) e un certo De Langlois (che aveva militato presso le truppe del papa).
Costoro, non appena in possesso del paese, inviarono due lettere al castello, dove si erano rinchiusi alcuni notabili del paese e il vescovo Laspro: questi spettabili signori si nascosero solo per provare la loro innocenza alle autorità se le cose fossero andate male, in realtà essi erano daccordo con i briganti. Nelle due lettere (una per il vescovo e una per il capitano della guardia nazionale, si chiedeva la consegna di tutte le armi esistenti nel castello e le chiavi delle abitazioni signorili, minacciando di far fucilare, in caso contrario, tutti coloro che erano rinchiusi nella fortezza. Intimoriti dalle minacce (o forse assecondando la commedia che si stava giocando per salvare le apparenze...) il capitano e addirittura il sindaco Raffaele Boezio eseguirono senza la più piccola resistenza gli ordini avuti. 

Il 24 novembre 1861 la banda lasciò Balvano, senza aver commesso gravi eccessi o misfatti, sempre festeggiata ed acclamata dalla popolazione che l'accompagnò per un buon tratto di strada.