La religione e i Santi

  • Stampa

Molte lettere dell'800 di vescovi o vicari mostrano che durante quel secolo la comunità partecipava poco alla vita religiosa del paese, ma ciò non tanto per mancanza di fede quanto per la depravazione e la perdizione morale in cui vivevano i preti balvanesi. Questi - secondo numerosi racconti e testimonianze - vivevano nello scandalo totale, ubriacandosi nelle osterie, trascurando completamente la chiesa per "rincorrere" le parrochiane, bestemmiando e praticando l'usura. Diciamo pure che non davano certo un buon esempio di vita ascetica! Tuttavia il sentimento religioso era ed è forte in questo popolo e continua ad esprimersi soprattutto attraverso la devozione a Santi deputati a particolari funzioni.

I fedeli veneravano S. Lucia, protettrice della vista, S. Antonio Abate, perchè proteggese gli animali domestici, la Madonna per chiedere interventi miracolosi e tanti altri numi protettori. Inoltre vi erano Santi ritenuti più importanti, a cui i balvanesi dedicavano grandi feste religiose, adatte ad esprimere la propria fede, ma anche occasione di incontri e di distrazione (soprattutto in passato). Anticamente numerose erano le feste religiose: la più solenne era la festa del protettore S. Antonio da Padova (13 giugno), poi c'erano la festa di S. Pascasio Martire (14 giugno) e quella di S. Vito (15 giugno), durante la quale venivano benedetti tutti gli animali da pascolo sul sagrato del convento (come avviene ancora oggi). ogni anno i pastori portano le greggi dalle montagne per farle girare per 3 volte intorno alla croce antistante il convento di S.Antonio. La tradizione popolare fà risalire questa festa ad antiche origini precristiane che caratterizzavano la vita e le usanze delle popolazioni di origine Lucana. Vi erano inoltre la festa dedicata a S. Lucia (13 dicembre), quella a S. Gerardo Maiella (30 maggio) e quella a S. Giuseppe (19 marzo).

Numerose erano pure le feste in onore della madonna: Madonna del Carmine (16 luglio), Madonna di Gaudino (15 agosto), Madonna di Costantinopoli (primo martedì di settembre) e la Madonna Addolorata (anch'essa in settembre). Tutte le feste avevano caratteristiche di svolgimento molto simili tra loro: iniziavano con una messa solenne a cui partecipava tutto il popolo, in seguito c'era una processione per le vie del paese, per concludere con uno spettacolo pirotecnico. Attualmente le feste religiose sono diminuite, si festeggiano soltanto S. Antonio da Padova, S. Pascasio Martire, S. Vito, la Madonna di Gaudino e la Madonna di Costantinopoli.

 

La festa patronale di S. Antonio da Padova

L'origine di questa festa è molto remota, tanto che non si conosce l'anno in cui fu istituita a Balvano, ed è fortemente sentita da tutto il popolo che si prepara spiritualmente con 13 giorni di preghiera (la cosiddetta "tredicina") che precedono la festa. La festa di S. Antonio da Padova ha luogo il 13 giugno e la sua solennità attesta quanto la comunità sia fiera del proprio patrono. La Santa Messa ha inizio in tarda mattinata e, nella chiesa gremita, tutti i devoti rendono onore a S. Antonio spesso donandogli oro o soldi, che vengono apposti sulla statua. Al termine della messa e prima della processione è usanza indire un'asta per potersi aggiudicare una delle quattro staffe della statua del Santo così da poterlo portare in processione.

Portare il Santo sulle proprie spalle per le vie del paese è un grande onore per ogni componente della comunità, che è disposto a spendere milioni pur di vincere l'asta. Spesso si scatenano vere e proprie gare tra cittadini, tanto che l'asta arriva a durare più di un'ora e il prezzo sale a cifre impensabili. La processione inizia subito dopo e in testa al corteo ci sono gli adolescenti che portano sulla propria testa le pesanti "cente", delle costruzioni realizzate con centinaia di ceri, portate per esprimere la propria devozione al Santo e costruite per mostrare la propria gratitudine ad una grazia ricevuta. Spesso, per ringrazziare il Santo delle grazie da lui ottenute, alcuni fedeli percorrono tutto il tragitto della processione scalzi e con un lungo cero in mano (in passato si ricordano anche persone che eseguivano il percorso addirittura in ginocchio). Seguono i bambini disposti in due file, che si dispongono ai due margini della strada, poi il parroco, coperto da un parasole tenuto da un devoto.

Dietro c'è la statua di S. Antonio coperta da un sontuoso telo sorretto da sei aste, il cosiddetto "seimazze": c'è da notare che l'asta si svolge anche per aggiudicarsi una delle aste del "seimazze". In coda al corteo seguono tutti i fedeli e infine la banda musicale. Dopo aver girato per tutte le vie del paese (dove le vecchiette impedite dalla malattia si affacciano alla finestra urlando preghiere, chiedendo grazie e mandando baci al Santo) il corteo si ferma per assistere allo spettacolo pirotecnico diurno, che decreta la chiusura della processione. Il Santo patrono viene riportato in chiesa e, da questo momento in poi ha inizio la festa "pagana", caratterizzata da grandi abbuffate con i piatti tipici ed abbondanti bevute del buon vino balvanese.